Arbus

arbus

Superficie: 267,16 kmq
Popolazione: 7.000 circa 
Altimetria: 311 m s.l.m.

Come arrivare

Non commettete l’errore di muovervi senza macchina fotografica o videocamera: potreste davvero pentirvene. Se venite da Cagliari potete arrivare a destinazione in circa un’ora d’automobile percorrendo la statale 131 fino all’altezza di Sanluri, poi la 197 per Guspini e da qui la 126 fino ad Arbus. Se venite dal nord dell’Isola prendete la statale 131 in direzione Cagliari e svoltate al bivio per Uras, da qui proseguite in direzione di San Nicolò d’Arcidano fino a raggiungere Guspini e infine Arbus. Se avete poca fretta e molta voglia di godervi il panorama, il percorso è assai suggestivo partendo da Iglesias: prendete la statale 126 per Fluminimaggiore e proseguite per circa 20 km fino ad Arbus, risalendo una delle strade più caratteristiche della Sardegna.

Sappiate che ... 

Il paese è a circa 311 metri sul livello del mare, a 15 chilometri dalla costa, circondato da cime rocciose il cui colore chiaro (albus) avrebbe dato origine al suo nome. Secondo altre teorie il nome deriverebbe da arbor, per la grande presenza di alberi, o da arabus, poiché in passato la zona sarebbe stata invasa dai mori (ma quest’ultima supposizione ci sembra piuttosto forzata). Nella parte più antica la configurazione è quella tipica dei paesi di montagna, con stradine strette e tortuose che si dipartono ai lati di un’unica strada principale con gli edifici e i monumenti più importanti: la chiesa di San Sebastiano, il Montegranatico, il Museo del Coltello Sardo... Sono numerose le costruzioni in pietra come anche le tipiche case di mattoni crudi (làdiri). Il territorio arburese è uno dei più vasti e variegati della Sardegna.

Si estende lungo la costa sud-occidentale dell’Isola scendendo da Capo Frasca a Capo Pecora in 47 chilometri di litorale. Comprende la catena del Monte Arcuentu a est e un tratto collinare in cui le suggestive zone minerarie di Montevecchio, Ingurtosu e Gennamari scendono verso il mare. Fanno parte del Comune di Arbus le frazioni di Sant’Antonio di Santadi, di Ingurtosu e Montevecchio: Sant’Antonio è un piccolo borgo vicino a Capo Frasca; Ingurtosu e Montevecchio sono una testimonianza del grande passato minerario della zona e dell’intera Sardegna.

Ciò che resta di quell’industria abbandonata nella natura, in una dimensione surreale fuori dal tempo di altissimo valore territoriale, ambientale, storico e culturale, ha fatto sì che nel 1997 l’Unesco dichiarasse quello sardo il primo Parco Geominerario Storico e Ambientale del mondo, primo esempio emblematico della nuova rete mondiale dei Geositi / Geoparchi.

Il riconoscimento ufficiale, sottoscritto a Parigi il 30 luglio 1998, è stato formalizzato pubblicamente in una cerimonia alla presenza delle massime autorità dell’Unesco e del Governo italiano (Cagliari, 30 settembre 1998).

Cenni storici

La nascita di Arbus si fa risalire alla prima metà del 1300, sebbene il territorio sia stato abitato fin dall’antichità. Villaggi neolitici sorgevano in varie località all’interno e vicino alla costa. Sono numerose anche le testimonianze del periodo nuragico: dalla Tomba dei giganti di Bruncu ‘Espis, nei pressi di Funtanazza, ai nuraghi come quello di Cugui, fra i più originali della Sardegna. Sono stati trovati insediamenti fenicio-punici soprattutto nell’area costiera, mentre al periodo romano risalgono almeno tre villaggi - Sant’Antine, Gedili e Bruncu ‘Espis - e i resti di una splendida villa in località S’Angiarxia (la “x” si pronuncia come la “j” francese), nei pressi di Sant’Antonio di Santadi.

Arbus fece parte del giudicato di Arborea poi della Baronia di San Gavino Monreale, dipendente dal Marchesato di Quirra, e conservò tale dipendenza fino al riscatto dei feudi del 1836. Al periodo spagnolo risalgono quella che oggi si chiama Torre dei Corsari e due tonnare: Perdas Albas (completamente scomparsa) e Porto Palma, che produceva un terzo del tonno di tutta l’Isola. Il paese, dedito all’agricoltura e alla pastorizia, inizialmente ebbe uno sviluppo molto lento, tanto che nel 1688 contava appena 989 abitanti. Nel 1821 la popolazione sfiorava le 3.000 unità. Ma è grazie all’intensificarsi dello sfruttamento delle miniere e alla manodopera richiamata da diverse parti della Sardegna che, nel 1901, Arbus raggiunge i 6.450 abitanti fino a superare, poco dopo la II Guerra Mondiale, i 10.000, diminuiti drasticamente con la crisi delle miniere e la definitiva chiusura degli impianti.

Economia

Dopo essere stata prevalentemente legata alle tradizioni agricole e pastorali, nella seconda metà dell’Ottocento Arbus divenne uno dei maggiori centri minerari e visse un grande periodo di sviluppo anche demografico. Attualmente, con la totale chiusura delle miniere, l’economia del paese è basata sull’allevamento, l’artigianato e soprattutto sul turismo balneare e culturale.