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Cenni storici
Fin da epoche lontane il paese è stato luogo di diversi insediamenti umani, tant’è che le prime testimonianze risalgono all’età nuragica. La Pabillonis che conosciamo trae origine dall’antico borgo romano di Pavilio, i cui resti sono visibili presso la chiesa campestre di San Lussorio. Probabilmente il nucleo originario era nella zona Domu de Campu, dove sono state trovate molte tracce di abitazioni antiche. Dentro il Giudicato di Arborea ebbe un’importante funzione militare ospitando guarnigioni costituite per difendere i confini dagli attacchi del giudicato di Cagliari. L’esistenza di questi accampamenti - detti padiglioni - pare risalga al periodo alto giudicale e i ruderi attorno alla chiesa di San Lussorio dovrebbero essere appunto quelli dell’antica Pavilio, appartenente alla curatoria di Bonorzuli. Da questi accampamenti militari deriverebbe il nome del paese, come conferma il vocabolario Zingarelli della lingua italiana che dice: padiglione o †paviglione [lat. papilione (m) ‘farfalla’ (V. papiglione), poi (lat. tardo) ‘tenda militare’ (per l’aspetto delle tende di un accampamento che viste dall’alto sembrano tante farfalle)]. Sull’origine del nome l’autorevole filologo linguista Giovanni Semerano parla di Pupullun (cfr. Etruria: Populonia), città sulla costa occidentale della Sardegna in zona mineraria sfruttata nell’antichità, citata da Tolomeo, che nel nome denota “fonderia”. Altri accostano il nome Pabillonis a Babilonia forse per la somiglianza geografica dei rispettivi territori, la Mesopotamia (terreno tra due fiumi, Tigri ed Eufrate) e la zona compresa tra Riu Bellu e Riu Malu dove si trova Pabillonis. Accomuna le due località anche l’antichissima tradizione del mattone di terra cruda cotto al sole, su làdiri (fango e paglia), utilizzato per costruire le case. Invece chi disegnò lo stemma ufficiale di Pabillonis si basò sull’etimologia pau (palude) e pillonis (uccelli). Si ritiene infatti che anticamente in questa zona ci fossero paludi abitate da uccelli. Ma torniamo alla storia. L’abitato, distrutto dai Mauri d’Africa, fu ricostruito dalla popolazione superstite dove ora si trova il paese, che col nome di Pavingionis / Pavigionis / Paviglionis è menzionato nel documento della pace del 1388 tra Arborensi e Aragonesi durante il regno di Eleonora. Sconfitto il giudicato di Arborea dagli Aragonesi, il villaggio fu dato in feudo prima ai Carroz poi ai Centellez e infine agli Osorio. In epoca moderna, intorno al 1584, fu saccheggiato dai Barbareschi e temporaneamente abbandonato. Agli inizi dell’Ottocento la vita del villaggio era piuttosto attiva grazie all’agricoltura e al commercio di bestiame, legumi, prodotti artigianali. La lavorazione della terracotta si affermò fin dal XVII secolo grazie all’abbondanza di materia prima, l’argilla, detta in sardo terra ‘e strexiu (strexiu= “recipiente”, “stoviglia”, con la “x” pronunciata come la “j” francese). Nel 1934 fu intrapresa la bonifica dei terreni acquitrinosi intorno al Flumini Mannu.

 





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