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Cenni Storici
Come abbiamo visto i primi reperti ci conducono al Neolitico, ossia 6.000 anni or sono o forse più. La popolazione non era concentrata dove ora si trova il paese e consumava verdura, frutta e cacciagione. L’abbondanza di risorse portò a un incremento demografico e allo sviluppo di nuove tecniche di lavorazione; è in questo periodo che comincia la lavorazione del rame, sebbene pare sia stato fatto conoscere ai neolitici da qualche altro popolo approdato nell’Isola. All’Età del Rame seguì quella del Bronzo, cioè quando comparvero i primi nuraghi. Si pensa che l’edificazione di questi edifici di pietra sia dovuta a popoli esterni arrivati nell’Isola, conoscitori di nuove tecniche costruttive. Purtroppo, in questa zona, dei nuraghi è rimasta ben poca roba. Per seppellire i morti si costruivano sepolcri megalitici chiamati Tombe dei Giganti (vedi San Cosimo). Secondo alcuni studiosi, intorno al XV secolo a.C. giunge in Sardegna il popolo degli Shardana proveniente dalla Lidia e dall’Asia Minore: pescatori, commercianti e guerrieri, si insediarono lungo le coste in parte abitate dai nuragici fondando vari centri che diverranno grandi e importanti città. A proposito di sepolture e di dominazione romana, è grazie alla scoperta di quattro cimiteri che si può ricostruire quella che era la Gonnos di duemila anni fa: un villaggio notevolmente popolato composto da agricoltori, artigiani, commercianti e soldati. Dopo il IV secolo d.C. i monaci bizantini riuscirono a diffondere il cristianesimo e anche a costruire luoghi di culto. Nel VII secolo, con la nascita dei Giudicati, Gonnosfanàdiga fu incorporata in quello di Arborea. Solo con la dominazione spagnola, dal 1479 fino alla metà del 1600, si conosce Gonnos attraverso i documenti. Questi dicono che la maggior parte dei gonnesi era dedita alla pastorizia, all’agricoltura e all’allevamento di buoi, maiali, capre, asini, pecore e perfino api. Nella prima metà dell’Ottocento - in pieno Regno sardopiemontese - la legge delle Chiudende, abolendo i feudi, creò anche a Gonnosfanàdiga una classe di nuovi proprietari terrieri. Intorno al 1870 fu costruito il municipio che rimase in piedi fino al 1960, quando fu demolito lasciando il posto a quello attuale. Alla fine del XIX secolo il commercio dei prodotti agricoli e artigianali diventò più attivo. Si coltivavano orti e frutteti, irrigati inizialmente da pompe azionate dalla forza delle braccia poi da un asino o un cavallo. L’aratro, di legno fino ai primi del 900, subì una notevole modifica diventando di ferro. All’inizio degli anni 20 del secolo scorso i lampioni a gas fecero posto a quelli elettrici. L’acqua non mancava di sicuro, essendo circa cento le fontane pubbliche e private che rifornivano il centro abitato. La parte alta di Gonnos, era dotata di un acquedotto già dal 700. La via principale era l’attuale via Marconi, ma si voleva una strada moderna che passasse davanti al Municipio, una strada perfettamente dritta che attraversasse il paese. Realizzata dal sindaco Porru Bonelli, la via ha preso questo nome anche se qualcuno ha ancora l’abitudine di chiamarla “il rettifilo”. Durante la I Guerra Mondiale molti gonnesi caddero al fronte. Nel 1935 fu inaugurata la prima scuola elementare. Durante il secondo conflitto mondiale, il 17 febbraio 1943, Gonnosfanàdiga subì un terrificante e sanguinoso bombardamento: aerei americani sganciarono bombe anche in alcuni punti strategici del paese, in via Porru Bonelli, via Marconi e via Cagliari. Le conseguenze furono disastrose: numerosi proiettili esplodenti scatenarono una violentissima tempesta di schegge metalliche che crivellarono muri, portoni, cancelli, finestre e persone. I dati parlano di 83 civili morti e 98 feriti, soprattutto donne e bambini.





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