Villacidro

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Superficie: 183,55 kmq 
Popolazione: 15.000 abitanti circa 
Altimetria: 267 m s.l.m.

Come arrivare

Preparatevi al meglio. Villacidro è una bella cittadina del sud-ovest della Sardegna. Dista 50 chilometri da Cagliari e confina con i paesi di Villasor, Vallermosa, Iglesias, Domusnovas, Gonnosfanàdiga, San Gavino, Sanluri e Serramanna. È raggiungibile da Cagliari con la statale 130 fino a Decimomannu (senza entrarci) e poi a destra (bivio per Villasor) nella 196 fino a destinazione, seguendo l’indicazione per Villacidro. Se venite da Porto Torres prendete la statale 131 per Cagliari fino all’uscita per Sardara e la provinciale verso S. Gavino. Da Golfo Aranci - Olbia prendete la 199 poi proseguite per la 131 Mores fino a Sardara e S. Gavino.

Sappiate che ...

Villacidro è all’interno di una zona metallifera ampiamente sfruttata dall’uomo sin dall’antichità. Grazie ai suoi 267 metri sul livello del mare i punti panoramici non mancano di certo: la pineta del Carmine e piazza Seddanus sono due begli esempi. È rinomata per la produzione di agrumi, olio d’oliva, ciliegie e pesche, insomma i prodotti principali dell’economia agricola del paese. Dall’acquavite artigianale si ricava il caratteristico e apprezzato liquore giallo Villacidro Murgia, ma la più grande ricchezza di Villacidro sono le bellezze ambientali mozzafiato fra paesaggi dolomitici, acque perenni e distese di foreste incontaminate. Il territorio è all’interno del complesso montuoso del Linas, di grande interesse geologico, faunistico, floreale e storico-minerario. Numerosi canaloni sono percorsi da torrenti che danno vita a cascate spettacolari. Poi ci sono i parchi, che offrono infinite possibilità di itinerari a piedi, a cavallo o in mountain bike. Villacidro è anche scenario di leggende e racconti fantastici. Chiedete in giro e vi diranno che is cogas (le streghe) hanno la coda e la tengono nascosta. Pare che San Sisinnio le abbia eliminate, ma non credeteci troppo. Sono esseri malefici col potere di trasformarsi in animali e perfino in oggetti, assumono le sembianze di donne brutte coperte di stracci e con le unghie lunghe, indossano gonne fino ai piedi e succhiano il sangue ai bambini. Per entrare nelle case si tramutano in mosche ma anche in gatti, passeggiando sui tetti la sera in cerca di una finestra aperta. I racconti sulle streghe erano quelli preferiti dalle nonne per ammansire i bimbi più vivaci e trattenerli durante le lunghe serate estive o i dopocena invernali davanti al focolare. Grazie ai contus de forredda (racconti di focolare) le coghe sopravvivono ancora per fare malefìci, spaventare i piccoli e incutere paura ai grandi soprattutto quando accade un fatto inspiegabile.

 

Cenni storici

Numerosi insediamenti nuragici dimostrano che le presenze umane in quest’area si perdono nella notte dei tempi, fino alla preistoria. I Romani abitavano questa zona già a partire dal primo secolo dell’impero: fra le più importanti testimonianze ci sono i resti delle terme di Bangiu, le ville rustiche di Seddanus e Nuraxi e i ventisei sepolcri rinvenuti per caso nella piazza del Municipio. Molti reperti sono esposti nel Museo civico archeologico “Villa Leni”. In epoca medievale il paese faceva parte del Giudicato di Cagliari e della “Curatoria di Gippi” o “Parte Ippi”. Dalla dominazione pisana passa a quella aragonese e poi spagnola: in questo periodo (prima metà del Seicento) il marchese Brondo acquista il feudo dalla Corona e si insedia nell’edificio cui dà il proprio nome, futuro palazzo vescovile. Nella seconda metà del XVIII secolo i resti sono acquistati dalla Diocesi di Ales e il palazzo ricostruito per interessamento di monsignor Giuseppe Maria Pilo, che sceglie come residenza Villacidro per la salubrità dell’aria e per proteggersi dalla malaria che imperversava nella zona di Ales, sede ufficiale della Diocesi. L’assetto urbano del centro ha origini lontane. In un documento del 1400 si parla di un gruppo di famiglie che abitavano la parte più antica del paese, il rione Castangias. Nel periodo spagnolo e in quello sabaudo la cittadina conosce un notevole sviluppo, culminante nel 1807 con l’elezione a capoluogo di provincia. Il nucleo urbano originario nasce lungo il Rio Fluminera, attorno alle quattro chiese allora presenti e secondo uno schema architettonico tipico dell’epoca. Sono tuttora ben visibili le articolazioni in più rioni che dalla centrale piazza Santa Barbara si diramano in diverse direzioni: il rione Seddanus a nord, il rione Sant’Antonio (la parte bassa del paese), il rione Castangias a ovest, il rione Lacuneddas a sud e il rione Frontera ‘e Sa Mitza al centro. Piazza Frontera è sovrastata da una specie di contrafforte del monte Cuccureddu, splendido belvedere sotto cui si estende gran parte del paese. Questa piazza era il salotto di Villacidro: vi si accede attraverso una larga scalinata e al centro c’è il Municipio, costruito nel 1874 nell’area prima occupata dai frati Mercedari. Il XVIII secolo ha dato i natali a molti personaggi illustri come l’avvocato Francesco Fulgheri, il senatore Antioco Loru e il professor Giuseppe Todde. Settecento e Ottocento sono epoche di grande crescita e mutamento per Villacidro, quando nella zona di Narti nasce il primo vero esempio di attività industriale con la fonderia Mandel, destinata alla lavorazione dei metalli estratti in tutto il bacino minerario dell’Iglesiente e del Guspinese-Arburese. Legato da sempre all’agricoltura e alla pastorizia, negli anni Sessanta del secolo scorso il paese provò a vivere un’avventura industriale che portò anche un certo benessere, rivelatosi però effimero. Oggi gli spazi lasciati liberi da quell’illusione fugace sono occupati dall’attività quasi frenetica di oltre centoventi piccole e medie imprese, molte delle quali a vocazione agroalimentare, all’interno di un Consorzio industriale cui aderiscono anche numerosi paesi del circondario.

 

Nel fantastico scenario del massiccio del Linas, Villacidro offre interessanti e suggestivi spettacoli naturalistico-ambientali: distese di graniti rosati e una vegetazione costituita da timo, elicriso e lavanda profuma intensamente le cime del territorio (P.ta Acqua Zinnigas 1136 m; P.ta S. Miali 1062 m; monte Magusu 1023 m; P.ta Acqua Piccinna 1010 m). Nelle vallate umide e fresche e lungo i corsi d’acqua ambientazioni fiabesche vi accompagnano fra paesaggi suggestivi, gole e vallate dove i canaloni percorsi dai torrenti formano diversi gruppi di cascate come quella di Piscina Irgas. Il rio di Muru Mannu dà vita all’omonima cascata, la più alta della Sardegna con 72 metri di salto. La gola a sud-est di P.ta Stellaias è percorsa dal Rio Linas, che dà origine alla cascata omonima alta circa 60 metri (nel territorio di Gonnosfanàdiga). Un quarto gruppo di cascate è formato dal Rio Coxinas. Sotto le punte di S. Miali e M. Margiani è il gruppo della cascata Sa Spendula, i cui numerosi corsi d’acqua danno vita a cascatine inferiori che regalano spettacoli non meno emozionanti. L’area è ricoperta da un immenso patrimonio di foreste di leccio in passato legate all’attività di carbonai, taglialegna e allevatori. È facile imbattersi nelle piazzole un tempo allestite a carbonaie, oggi in parte sfruttate per l’organizzazione di aree attrezzate messe a disposizione degli escursionisti. Grandiosi esemplari di agrifoglio approfittano dell’ombra e dell’umido al riparo delle immense pareti che circondano le cascate, i cui rivoli si uniscono in modo spettacolare sotto la punta Picciuccù. Il territorio di Villacidro ha particolare importanza anche sotto il profilo botanico: fra le 45 specie endemiche individuate nel massiccio del Linas, abbarbicato ai più impervi crepacci rocciosi vegeta l’Helicrysum montelinasanum, pianta unica al mondo. Oltre agli endemismi si possono ammirare veri e propri monumenti verdi: il millenario lentischio di Leni, il corbezzolo di 750 anni di Nuraxi e la gigantesca fillirea - vicino alla caserma forestale di Monti Mannu - ci offrono lo show di questi ultimi testimoni del tempo. Anche senza allontanarvi troppo dall’abitato potete godere di panorami emozionanti: dalla terrazza del monte Cuccureddu, da cui si gode una vista su tutto il Campidano, partono sentieri verso scenari sempre nuovi tra gole, ruscelli e cascatelle. Con un po’ di fortuna e pazienza, magari armati di macchina fotografica, è possibile fare incontri con bellissimi esemplari delle rare specie animali (il muflone, il cervo, la volpe, il gatto selvatico) che abitano queste foreste, e perfino ammirare il volo maestoso dell’aquila reale inquilina delle irraggiungibili guglie granitiche. Lungo i numerosi percorsi escursionistici sono rimaste molte tracce dell’epoca mineraria. Gli uffici della caserma di Monti Mannu, per esempio, sono costituiti dalle stesse strutture che ospitavano le vecchie società della miniera di Canale Serci. Teatro di un’intensa attività estrattiva fino a metà del Novecento, Villacidro rientra nel progetto del Parco Geominerario della Sardegna. Riconosciuto dall’Unesco “primo parco della rete mondiale dei geositi/geoparchi”, ha come finalità la valorizzazione e la conservazione del patrimonio tecnico-scientifico, storicoculturale e ambientale delle risorse geologiche e minerarie per lo sviluppo economico e sociale dei territori interessati. La dichiarazione ufficiale di riconoscimento è stata sottoscritta a Parigi il 30 luglio 1998 ed è stata formalizzata a Cagliari il 30 settembre 1998, alla presenza delle massime autorità dell’Unesco e del Governo italiano (vedi Arbus e Guspini).

 

La base del sistema produttivo di Villacidro è principalmente agricola, anche se attività artigianali e industriali si stanno sviluppando in modo considerevole. Più di un terzo delle famiglie villacidresi è direttamente coinvolto nella gestione delle oltre 1.300 aziende agricole locali. I prodotti principali sono cereali, frumento, coltivazioni ortive e foraggere, ulivi, ciliegie, agrumi e pesche. L’allevamento prevalente è quello ovino e caprino. Dal 1968 si è sviluppata un’ampia zona industriale in cui vengono realizzati prodotti di varia natura, dal settore alimentare a quello artigianale: lavorazione del legno, del vetro, della ceramica, produzione di articoli tessili e altro ancora. La principale impresa per numero di dipendenti è il Gruppo Alimentare Isa. Esistono anche altre attività - nel commercio, nel settore edilizio e nella ristorazione - che pur non avendo una grande importanza in ambito regionale sono fondamentali per gli equilibri economici locali.

 

Arrivando da Cagliari - Villasor, prima di entrare nel centro abitato (dopo aver superato il cavalcavia sulla statale 196 con l’indicazione “Villacidro” sulla destra troviamo una piccola chiesa di campagna dedicata a San Pietro pescatore. Non è possibile stabilire un datazione certa della cappella, per quanto da qualche parte risulti che nel 1089 i monaci Vittorini si occuparono dell’edificazione o della ristrutturazione di una chiesa dedicata al Santo proprio in questa località. Restaurata in seguito all’incendio doloso del 1921, attualmente si presenta con la volta a botte e senza arredi di particolare pregio. Nella sua semplicità è rimasta l’unica testimonianza dell’antica e ormai scomparsa villa leni, un villaggio di agricoltori lungo le sponde del Rio Leni. Il Villaggio Leni nasce con molta probabilità nel periodo della dominazione romana; la villa, che nei primi anni del 1300 contava almeno 1.000 abitanti sorgeva intorno alla chiesetta dedicata a San Pietro. Lasciata la chiesa, dopo due chilometri entriamo a Villacidro. Percorrendo via Nazionale svoltiamo a sinistra al distributore Agip e saliamo lungo via Repubblica. Parcheggiata l’auto in piazza Dessì siamo già davanti al simbolo del paese, il Lavatoio pubblico. Edificato in stile liberty  nel 1893, fu realizzato per offrire alle donne la possibilità di lavare i panni al riparo dalle intemperie. In seguito divenne anche luogo di aggregazione sociale. Col Lavatoio fu edificato anche il Mattatoio comunale (demolito agli inizi degli anni Sessanta) e fu sistemato lo spazio antistante le due costruzioni e il torrente della Fluminera, chiuso da una cinta muraria intercalata da eleganti logge.
Lasciato alle spalle il Lavatoio ci inoltriamo in via Gialeto. I cartelli ci aiutano a orientarci fino a via Roma, dove alla nostra sinistra troviamo Casa Dessì. Qui lo scrittore Giuseppe Dessì (Cagliari 1909- Roma 1977) trascorse l’adolescenza. L’edificio conserva alcuni elementi tipici delle abitazioni contadine campidanesi, soprattutto nelle strutture esterne. Attualmente ospita la Fondazione Giuseppe Dessì, istituzione nata nel 1989 con lo scopo di far conoscere il messaggio umano e culturale dello scrittore e valorizzare e promuovere la sua opera letteraria. Continuando a camminare in via Roma, dopo casa Dessì, poco più avanti sulla sinistra troviamo casa Todde, fatta costruire da Giuseppe Todde, stimato economista e professore universitario nato nel 1829 e morto nel 1897. In questa casa nel 1882 il professore ospitò il giovane Gabriele D’Annunzio, che con gli amici Edoardo Scarfoglio e Cesare Pascarella visitò Villacidro durante un suo viaggio in Sardegna. Fu in quell’occasione che D’Annunzio scrisse i versi che resero celebre la cascata de Sa Spendula. Casa Todde ha una struttura diversa dall’architettura tipica locale, lo stesso Scarfoglio la paragona ad una villetta toscana. Alcune modifiche nel corso degli anni ne hanno mutato l’aspetto originario, ma senza comprometterne originalità ed eleganza. Proseguendo ci troviamo in piazza Frontera. Un imponente scalinata ci conduce in Piazza Municipio dove, oltre al monumento ai Caduti, dal 1874 si trova il Palazzo Municipale. Prima c’erano una chiesa dedicata all’Annunziata e un convento dei Padri Mercedari. Giunti a Villacidro intorno al 1650 vi rimasero fino al 1858 quando in forza del Regio Decreto del 1854 che imponeva la riduzione della presenza degli ordini religiosi e talvolta anche la confisca dei beni – dovettero lasciare la loro sede. Attorno alla loro cacciata aleggia una leggenda inquietante su cui vi invitiamo a informarvi chiedendo alla gente in paese.
Acquisita dal Comune nel 1862, l’area fu utilizzata per l’edificazione del Municipio e dei caseggiati scolastici. Per lungo tempo l’ex-convento ospitò anche la Regia Caserma dei Carabinieri, la Pretura e altri uffici pubblici. Durante i lavori davanti al Municipio fu scoperta una necropoli dell’età romano-imperiale con numerose tombe e relativi corredi funebri. Dall’alto della piazza si gode di una suggestiva vista del centro storico e delle montagne che lo circondano; da qui raggiungiamo facilmente la Pineta del Carmine aggirando il Palazzo Comunale: ci inoltriamo in via Municipio, prendiamo via Gennargentu, giriamo a destra salendo in via Carmine fino a una gradinata che ci porta a destinazione. Questa magnifica pineta circonda la parte alta del paese e ricopre per intero i versanti dei monti Omo e Cuccureddu. Nel 1888 l’amministrazione comunale decise di restituire alle montagne l’antico splendore e di proteggere la cittadina dagli scompensi climatici causati dal disboscamento: furono impiantati 500 pini che in pochi anni diventarono 130.000, facendo riacquistare alla zona la sua originaria bellezza e la salubrità dell’aria. Immersa nel verde della Pineta che sovrasta il centro abitato c’è la Chiesa del Carmine, edificata nel XVII secolo. È una delle mete più suggestive della cittadina per la bellezza del panorama. La chiesetta si anima soprattutto d’estate in occasione dei festeggiamenti che dal 16 al 30 luglio si celebrano in onore della Vergine del Carmelo. Durante questo periodo centinaia di pellegrini si recano giornalmente alla cappella per rendere onore al simulacro della Madonna, per pregare e respirare il venticello fresco che secondo una leggenda non si placa mai durante tutto il periodo della festa.
La discesa è possibile ripercorrendo gli stessi vicoli che ci hanno portato su oppure, se abbiamo voglia di  camminare e di respirare aria buona, proseguiamo lungo la strada che scende a sinistra della chiesa. La strada porta al Parco di Castangias. L’area che accoglie il Parco ospitava un bellissimo bosco di ciliegi, noci e soprattutto castagni che danno il nome alla località. La ricchezza idrica ha sempre caratterizzato questi luoghi, così tra il 1928 e il 1932 fu realizzato l’acquedotto che raccoglieva le acque di numerose sorgenti per distribuirle nel paese. In seguito i castagni morirono colpiti da una malattia incurabile e negli anni 70 anche l’acquedotto cessò di funzionare. L’area perse la sua vitalità e pian piano fu quasi abbandonata. Da questo parco attualmente recuperato e restituito alla bellezza del passato, si può arrivare all’altopiano di Coxinas e con brevi passeggiate si possono raggiungere punti panoramici spettacolari.
Dopo il Parco proseguiamo sempre sulla stessa strada attraversando il rione Castangias, poi dritti in via Tuveri fino alla parrocchiale di Santa Barbara. Questa con la chiesa delle Anime purganti e l’oratorio di Nostra Signora del Rosario, forma la triade di chiese che si affacciano nella piazza principale del paese ed è la più antica di Villacidro (sec. XIII). Edificata in stile gotico-aragonese su un precedente impianto romanico, ha subito nel tempo vari interventi di ristrutturazione. Oggi presenta una navata centrale con volta a botte e cappelle laterali intercomunicanti. Di particolare interesse è il settecentesco organo a canne recentemente restaurato. L’impianto della chiesa delle Anime Purganti risale al XVII secolo ed è di stile tipicamente spagnolo. È costituito da una navata con volta a botte e da archi a tutto sesto. La facciata esterna è arricchita dalla presenza di un merlo e di un campaniletto. All’interno il presbiterio conserva l’unico esempio di altare ligneo del XVII secolo salvatosi dall’incuria e dal tempo. L’oratorio di Nostra Signora del Rosario fu edificato con ogni probabilità agli inizi del Seicento, quando si costituì l’omonima confraternita. Il suo aspetto attuale invece risponde ai barocchismi della metà del XVIII secolo. Il loggiato antistante la chiesa e la sua copertura a capriate è stato ricostruito in seguito al crollo causato dalla nevicata 1956. Al suo interno sono conservati tre affreschi: il primo è un medaglione con l’effigie di Papa Pio V, gli altri due raffigurano santa Caterina da Siena e San Domenico. Attualmente la chiesa ospita il Museo arte e arredi sacri, istituito nel 1998,  che costituisce uno dei pochi esempi di esposizioni permanenti di questo genere in tutta la Sardegna: accoglie manufatti e suppellettili appartenuti alla Confraternita del Rosario, ma anche opere di pregio artistico di rilievo provenienti dalla parrocchiale di Santa Barbara e dall’Oratorio delle Anime. Gli oggetti più antichi risalgono al XVI secolo. Tra le opere lignee vanno ricordate il crocefisso di Santa Barbara e la statua della Vergine del Rosario attribuita a Giuseppe Antonio Lonis, celebre artista sardo del Settecento.
Adiacente a piazza Santa Barbara a sinistra uscendo dalla parrocchiale troviamo piazza Zampillo o piazza XX Settembre. È il cuore del paese: vi confluiscono tutte le strade che scendono dai quartieri alti come i settori di un anfiteatro. Per i villacidresi è sempre stata la piazza dei giochi, delle chiacchiere e del passeggio, ma un tempo era anche luogo di commerci e affari. Per tutto l’Ottocento fu chiamata piazza Cadoni per le costruzioni appartenenti all’omonima famiglia. Nel 1893 fu dotata di una fontana con zampillo, così presero a chiamarla Piazza Zampillo. Nel 1954 lo zampillo fu parzialmente smantellato per far posto a una statua intitolata a Maria Immacolata. Sulla piazza si affacciano i locali dell’ex Montegranatico, edificio storico risalente alla seconda metà del XVIII secolo, che dal 2003 ospita il Museo civico archeologico Villa Leni. Questo spazio espositivo raccoglie numerosi e originali reperti che testimoniano l’intensa frequentazione umana del territorio di Villacidro e dei paesi limitrofi. Dal territorio di Villacidro provengono numerosi reperti risalenti a un arco di tempo molto vasto che va dal Neolitico recente alla dominazione fenicio-punica (IX_III sec. a.C.) e alla successiva età romana. A destra del Montegranatico c’è la casa signorile della famiglia Cogotti, che ospita il Caffè Letterario. Sempre nei pressi del Centro storico, attiguo al Lavatoio troviamo l’ex Mulino Cadoni in funzione sino ai primi anni ’60. Partendo dal Lavatoio a sinistra della rotatoria costeggiando il Parco comunale proseguiamo lungo la salita di via Giovanni XXIII, in cima giriamo a destra e imbocchiamo via Vittorio Emanuele da dove saliamo fino al belvedere di Seddanus. Situata all’estrema periferia nord del paese, questa splendida terrazza panoramica naturale è uno dei luoghi più belli e amati della cittadina. Da qui si gode un’ampia prospettiva dell’intero Campidano e, soprattutto al tramonto, un suggestivo spettacolo di luci con tutti i paesi che brillano nella pianura, da Cagliari fin quasi a Oristano. La piazzetta ospita due croci, una risale agli anni ’50, l’altra recentemente ripristinata riproduce fedelmente la vecchia croce di Seddanus impiantata nel 1927 e ha un significato particolare nella configurazione originaria di Villacidro: si dice che il paese sia stato edificato lungo linee immaginarie di una croce, i cui assi sono costituiti dai suoi quattro rioni più antichi (Castangias, Lacuneddas, Seddanus, Frontera) e il cui centro è rappresentato dalla piazza della chiesa principale. Da piazza Seddanus giungiamo proseguendo nella strada principale alla cascata Sa Spendula. In tutto il territorio è la cascata per eccellenza, il monumento naturale che più caratterizza Villacidro: è un maestoso salto del Rio Coxinas che ha le sorgenti nell’altopiano omonimo a circa 700 metri sul livello del mare. Il torrente strapiomba con tre salti, l’ultimo dei quali – di circa 30 metri – è proprio Sa Spendula. Per raggiungere alcune località esterne al centro abitato dobbiamo tornare in Via Nazionale, per cui dal piazzale Sa Spendula proseguiamo lungo l’unica strada possibile e dopo 150 metri all’incrocio giriamo a destra in via Gonnosfanadiga e la percorriamo fino al paese. Percorriamo tutta la via Nazionale fino al crocevia con le indicazioni di svolta a destra per San Sisinnio, Monti Mannu e Villascema. Proseguiamo verso la montagna fino ad una biforcazione, alla sinistra della quale dopo 8 km di strada agevole raggiungiamo san Sisinnio. Il Parco di san Sisinnio è uno spettacolo naturale di grandiosa bellezza. I bellissimi alberi che circondano la chiesa campestre sono la più importante aggregazione di grandi olivastri della Sardegna. Con le loro forme esasperate offrono un prodigioso scenario alle leggende tramandate da secoli su San Sisinio, che stermina le terribili streghe vaganti nel territorio. E pari quasi di vederle imprigionate tra questi tronchi millenari contorti, mostruose e terribili, strette nelle radici, nell’immenso ma vano sforzo di divincolarsi, liberarsi e fuggire via…
Circondata dagli olivastri c’è la chiesa campestre di san Sisinnio edificata nei secoli XI XII prima dello Scisma d’Oriente. I numerosi reperti archeologici di età nuragica e romana rinvenuti nei dintorni testimoniano che il sito fu un luogo magico e particolarmente adatto alle celebrazioni religiose fin dai tempi più antichi. L’attuale impianto si fa risalire al 600 ma nei secoli la chiesa subì alcuni interventi di ristrutturazione, tra cui uno nel 1922 in seguito ad un incendio doloso. Al suo interno si può vedere un quadro raffigurante il santo circondato da streghe legate fra loro, alcune in preda ad un vento impetuoso e altre in mezzo al fuoco. Dietro le leggende c’è sempre un fondo di verità, non per nulla all’entrata delle case i Villacidresi mettono ancora l’immagine di San Sisinnio per scongiurare il pericolo delle streghe. Ora torniamo indietro all’incrocio giriamo a sinistra in direzione Monti Mannu e riprendiamo a salire, proseguiamo dritti e andiamo verso il lago artificiale sul Rio Leni. Percorrendo la strada lungo il perimetro del lago troviamo un incrocio a destra che indica la vallata di Villascema, rinomata per i ciliegi che ancora vengono coltivati nella parte più alta. Un tempo occupavano tutta l’area che oggi ospita l’invaso della diga costruita nel 1975. Villascema ha mantenuto intatta la sua bellezza e rimane uno dei parchi più belli dell’intero territorio, con una vasta zona attrezzata per i picnic, ombreggiata da un bellissimo bosco di lecci, con la sorgente d’acqua perenne e i giardini di ciliegi che in ogni stagione meravigliano il visitatore con il loro spettacolo di colori. A monte lungo il fiume che attraversa la valle e alimenta Rio Leni e il lago, percorrendo sentieri di trekking è possibile ammirare maestosi esemplari di carrubo e raggiungere le cascate del massiccio del Monte Linas. A Villascema si trova la piccola chiesa di San Giuseppe. La sua edificazione, dedicata al patrono dei falegnami avvenne per volontà di un signorotto spagnolo, Lucifero Piras, che la fece costruire nel 1744 all’interno della sua proprietà. La cappella passò in eredità di generazione in generazione a condizione che venisse aperta al culto in occasione della festa del Santo, celebrata solennemente la domenica di Pentecoste e tale impegno è ancor oggi onorato ogni anno.
Altra possibilità anziché girare a destra per Villascema possiamo proseguire per pochi metri fino ad un secondo incrocio le cui indicazioni per Monti Mannu ci conducono ad una strada non asfaltata. Il Parco di Monti Mannu è rinomato per le sue ricchezze ambientali e tra i suoi anfratti nasce il Rio Leni, con le numerose sorgenti naturali in mezzo ai boschi. Da questa località è possibile, attraverso vari percorsi di trekking, raggiungere le più suggestive cascate della Sardegna e le più alte cime del Linas, ammirare rare specie vegetali e animali, vivere giornate in piena armonia con la natura. Lungo la strada per Monti Mannu si incontra, sulle sponde del lago la bella pineta di Campus de Monti e più su è possibile visitare il sito minerario di Canale Serci.